Le aziende dovrebbero dare alle persone gli strumenti per costruire un metaverso migliore
Blogger ed esperti del settore del “metaverso” come John Hanke hanno messo in luce tutto ciò che il nuovo universo digitale non è diventato. Come sostiene John, le persone comuni si sono abituate a restare in casa dopo due anni di Zoom, DoorDash, software cloud o piattaforme di intrattenimento come Netflix. Il Covid è stata la tempesta perfetta che ha spinto le persone a provare la realtà aumentata, la realtà mista, la realtà virtuale e nuove forme di comunicazione.
Tuttavia, secondo lui le aziende devono fare di meglio per evitare ciò che annunciano gli avvertimenti “su un futuro distopico di tecnologia andata storta” dei romanzi di fantascienza di Neal Stephenson, William Gibson ed Ernest Cline.
Per questo, negli ultimi due anni, la comunicazione alternativa, la raccolta di dati e la costruzione di progetti per il metaverso hanno fatto i passi avanti più significativi. Nuovi progetti blockchain come The Sandbox, i progressi dell’hardware e un accesso più ampio alle nuove tecnologie spingono avanti il movimento del “metaverso”. Se il “metaverso” come concetto incuriosisce molti come trama di un film divertente o di un libro controverso, nella nostra realtà il “metaverso” è tutta un’altra storia.
Quali sono le origini del “metaverso”?
I primi concetti di digitalizzazione e realtà virtuale furono introdotti nel 1982 con il film Tron. L’ispirazione del regista Lisberger per Tron risale al 1976, quando si appassionò ai videogiochi. Si vede bene quanto lontano affondino le radici del metaverso reale di oggi. Le idee nate allora stanno riemergendo con un approccio più invasivo.
Più di recente, alcune opere, come Ready Player One di Ernest Cline, raccontano una realtà digitale alternativa in cui tutti fuggono dalla realtà verso una sua controparte virtuale. Una realtà che abbandona il mondo offline in nome dell’universo digitale. Anche se c’è chi sostiene questo nuovo stile di vita, come società dovremmo impegnarci a non trasformare in realtà un futuro così distopico, come sostiene John Hanke. Per quanto il concetto di “metaverso” sia affascinante, questi romanzi e film di fantascienza dovrebbero servire da monito su come non affrontare un mondo tecnologico in rapida evoluzione.
Quanto dovrebbe adattarsi la società al mondo digitale?
Molti sostengono che la tecnologia non dovrebbe incidere così tanto sulle nostre vite. Ma la realtà è che ci stiamo avvicinando sempre di più a uno stile di vita solo digitale. Dobbiamo creare un legame tra il mondo digitale e quello naturale, per avere ancora motivi per partecipare alle normali attività quotidiane. Abbiamo ancora motivi per sentire gli amici, per andare al bar, parlarci, fare sport e goderci la vita come si è sempre fatto nelle società aperte.
C’è una preoccupazione legittima su dove passi esattamente il confine tra il mondo digitale e quello naturale: il punto in cui il “metaverso” diventa realtà. Finché terremo conto di tutti i nostri bisogni umani fondamentali, sarà semplicemente un mondo migliore. Per noi un mondo migliore è un mondo in cui strumenti, dati, informazioni, servizi e tecnologie interattive sono a portata di mano.
La crescita delle tecnologie interattive ci spinge a sviluppare ulteriormente gli strumenti e i dispositivi per costruire un futuro migliore. Se questi concetti del Web 3.0 sembrano vaghi, è perché sono ancora in parte aperti e indefiniti. Gli strumenti da costruire, però, devono essere strumenti che la maggior parte delle persone, se non tutte, possa usare con un po’ di pratica.
Il modo in cui si crea uno strumento è un’altra questione. Gli strumenti fisici sono diversi da quelli sviluppati come software nell’universo digitale, ma il principio alla base di uno “strumento” è lo stesso. Con un pennello e una tela si può dipingere un quadro. Con un computer e un programma si può dipingere un’immagine digitale. Queste applicazioni digitali non hanno sostituito le loro controparti reali: hanno offerto un modo alternativo di svolgere un compito.
Un caso di studio sui principali strumenti del “metaverso”
Sono strumenti semplici ma utili, di cui le generazioni future non dovranno più preoccuparsi e che potranno usare per sviluppare qualcosa di nuovo. In un certo senso, potranno ripartire da dove le generazioni precedenti si sono fermate. Dovranno usare quegli strumenti per creare qualcosa con un potenziale di diffusione in tutto il mondo. Aziende grandi come Meta (ex Facebook) e persone come Phil Libin stanno creando strumenti che vanno oltre la nostra immaginazione.
Una di queste aziende è la svizzera Eyeware Tech, che sviluppa tecnologia di tracciamento della testa e oculare interamente software per webcam e sensori 3D. Il suo obiettivo è rendere più naturale il rapporto tra le persone e i loro dispositivi. Attraverso un sensore dedicato, il software segue attivamente i movimenti della testa e degli occhi e li riporta sullo schermo del computer.
La tecnologia, indipendente dalla piattaforma, permette interazioni reali che offrono un nuovo modo di collegare uomo e macchina. I risultati non sono contributi vaghi. Eyeware Beam (oggi Beam Eye Tracker iOS App) rende possibile la ricerca accademica sull’attenzione visiva e su una gamma più ampia di comportamenti umani. Nelle dirette e nella creazione di contenuti video, l’app Eyeware Beam per iPhone e iPad crea un ambiente interattivo tra lo streamer e il suo pubblico grazie all’overlay di tracciamento oculare.
Uno scopo più alto per il “metaverso”
L’idea di sfruttare la tecnologia al servizio dei nostri bisogni, e non il contrario, è stata, è e dovrà sempre essere la strada dell’umanità. Per affrontare le nuove opportunità e sfide, dobbiamo puntare a capire meglio il mondo che ci circonda e a interagire con esso. Il mondo stesso è informazione. Se vogliamo coglierla, possiamo usare la vista, l’udito, l’olfatto e il tatto per raccogliere informazioni e interpretare i dati.
In alternativa, possiamo usare i tanti strumenti che abbiamo già a disposizione. Potremmo usare il “metaverso” per raccogliere informazioni su come costruire la nostra società. Resta il fatto che è la scelta a creare opportunità, e le opzioni disponibili offrono i passi necessari per il Web 3.0.
Software come Eyeware Beam o AMD Privacy View portano queste nuove opportunità. Seguendo in tempo reale il movimento degli occhi e trasformandolo in informazione, questo software ha molte applicazioni: sistemi di monitoraggio del conducente, che possono usare i dati raccolti sugli errori umani per dare consigli di sicurezza alla guida, integrazione con dispositivi di realtà virtuale, simulatori di addestramento, interazioni immersive nelle dirette e persino applicazioni robotiche. Per non parlare delle moltissime altre applicazioni e software a nostra disposizione. In ogni caso, con computer sempre più potenti e più piccoli, software come questo si aggiunge al prezioso arsenale di strumenti che possiamo portare in tasca e usare attivamente.
Ci auguriamo che questi concetti, sviluppati con gli algoritmi di visione artificiale e l’IA di machine learning di Eyeware Tech, spingano gli sviluppatori di software indipendenti a realizzare le proprie idee con l’accesso all’API Eyeware Beam per il tracciamento della testa e oculare. Mettere la tecnologia nelle mani degli altri ci permette di costruire un futuro migliore guidato dalle persone, e non concentrato in poche aziende potenti. Che sia con Eyeware Tech o con qualsiasi altro software.

